BREAKING DAWN by STEPHENIE MEYER

BREAKING DAWN by STEPHENIE MEYER

Author:STEPHENIE MEYER [MEYER, STEPHENIE]
Format: epub
Published: 2010-02-20T23:00:00+00:00


21

Prima caccia

«Dalla finestra?», chiesi fissando un piano più giù.

L'altezza di per sé non mi aveva mai spaventata, ma vedere con chiarezza tutti i dettagli faceva apparire meno allettante la prospettiva. Gli spigoli

delle pietre erano più affilati di quanto avessi mai immaginato.

Edward sorrise. «È l'uscita più veloce. Se hai paura, ti porto io».

«Abbiamo l'eternità davanti, e ti preoccupi del tempo che ci metteremmo

a uscire dal retro?».

Si accigliò leggermente. «Giù ci sono Renesmee e Jacob...».

«Ah».

Giusto. Adesso il mostro ero io. Dovevo tenermi lontana dagli odori che

potevano innescare il mio lato selvaggio, in particolare dalle persone che

amavo. Ma anche da quelle che non conoscevo ancora.

«Renesmee sta bene... con Jacob lì?», sussurrai. Finalmente mi resi conto che il cuore che avevo sentito battere giù doveva essere quello di Jacob.

Tesi di nuovo l'orecchio, ma udivo soltanto le pulsazioni accelerate. «Non

gli è mai andata a genio».

Le labbra di Edward si tesero in modo strano. «Fidati, è perfettamente al

sicuro. Conosco i pensieri di Jacob dal primo all'ultimo».

«Ovvio», mormorai e guardai di nuovo giù.

«Stai forse prendendo tempo?», mi provocò.

«Un po'. Non so come...».

Ero consapevole che dietro di me i miei familiari mi guardavano in silenzio. Più o meno: Emmett aveva già ridacchiato sotto i baffi una volta.

Un errore e si sarebbe sganasciato. E sarebbero iniziate le barzellette

sull'unica vampira imbranata al mondo!

E poi, il vestito, che Alice probabilmente mi aveva infilato mentre ero

troppo persa nel fuoco per accorgermene, non era certo quello che avrei

scelto per mettermi a saltare per cacciare. Aderente seta azzurra? A cosa

pensava che mi sarebbe servito? O forse era in programma un cocktail

party dopo?

«Guardami», disse Edward. Poi, con grande disinvoltura, usci dalla finestra aperta e cadde.

Lo osservai con attenzione, analizzando l'angolo con cui aveva piegato

le ginocchia per assorbire l'impatto. Il suono dell'atterraggio era stato sordo, come una porta chiusa con dolcezza o un libro posato con delicatezza

sopra un tavolo.

Non sembrava difficile.

Mi concentrai serrando i denti e provai a copiare il suo passo disinvolto

nel vuoto.

Ah! Il terreno parve muoversi verso di me così lentamente che fu cosa

da niente poggiare il piede - che scarpe mi aveva messo addosso Alice?

Tacchi a spillo? Pazza! - e posare le mie stupide scarpe a terra come se

stessi banalmente camminando.

Assorbii l'impatto sulla punta dei piedi, perché non volevo spezzare i

tacchi sottili. L'atterraggio era stato tranquillo come quello di Edward. Gli

sorrisi.

«È vero. È facile».

Ricambiò il sorriso. «Bella?».

«Sì?».

«Sei stata molto aggraziata... anche per un vampiro».

Ci pensai su un attimo e poi m'illuminai. Se l'aveva detto tanto per dire,

perché Emmett non si era messo a ridere? Nessuno trovò il suo commento

divertente, perciò forse era vero. Nessuno aveva mai usato la parola "aggraziata" per descrivermi, in una vita, anzi, in un'esistenza intera.

« Grazie», risposi.

Poi, mi sfilai le scarpe d'argento satinato e le lanciai verso la finestra aperta. Con troppa energia, forse, ma per fortuna qualcuno le colse al volo

prima che potessero rovinare le pareti di legno.

Alice brontolò: «Il suo senso estetico non è migliorato quanto il suo equilibrio».

Edward mi prese la mano - non smettevo di meravigliarmi di come fosse

liscia la sua pelle e la sua temperatura gradevole - e guizzò per il prato fino

alla riva del fiume.



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